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La polemica. Il web contro “The mission” : “No alla spettacolarizzazione dei drammi”

Pubblicato il 16 agosto 2013 da Martina Bernardini
Categorie : Cronache Televisionando

missionThe Mission – il reality che dovrebbe portare sul piccolo schermo lo scenario dei profughi – è ormai un caso nazionale, che coinvolge tutti. Anche gli utenti di internet si sono opposti alla messa in onda del nuovo format Rai: su Twitter l’hashtag #nomission è ormai un tormentone. Non solo. È stata lanciata anche una petizione online su change.org per chiedere alla Rai, all’Onu e all’ONG Intersos, realizzatrici del reality umanitario, di interrompere “questa operazione lesiva della dignità umana”. Le polemiche non accennano a fermarsi, e in programma c’è anche un’interrogazione in vigilanza Rai, per il tramite di Gennaro Migliore (Sel),  Nicola Frantoianni (membro della Commissione Cultura della Camera) e Roberto Fico (M5S).

Spettacolarizzare il problema – spiega chi si oppone al programma – svalutandolo e banalizzandolo, non solo è irrispettoso nei confronti di chi ogni giorno vive questo dramma, ma è inutile perché un reality non serve ad informare i cittadini. Ma Tullio Camiglieri, co-autore del programma, ha affermato, contrariamente alle polemiche, che l’intento del reality è proprio quello di spettacolarizzare la vicenda, in modo che l’opinione pubblica ne sia finalmente colpita, e che inizi quindi ad interessarsi al dramma dei profughi e dei rifugiati. Camiglieri, inoltre, ha confessato che l’idea di un programma del genere nasce anche dall’idea dell’allora portavoce di UNHCR, Laura Boldrini, e dalla collaborazione con Giancarlo Leone, direttore di Rai 1.

La terza carica dello Stato, però, si è difesa, sostenendo che nelle sue intenzioni non c’era quella di dar vita ad un reality ma ad un programma di informazione e documentazione. “Non spetta certo a me – ha commentato – esprimere un eventuale altolà, che avrebbe l’aspetto di una interferenza nell’autonomia editoriale della Rai”. La prima puntata, però, è stata registrata la scorsa estate. E allora, Laura Boldrini era ancora nel pieno delle sue funzioni umanitarie. “Sarà uno degli esperimenti più avanzati del servizio pubblico, ed è un format tutto italiano che già quattro reti straniere di servizio pubblico ci hanno richiesto”, ha continuato da parte sua Camiglieri. Sulla scelta dei personaggi, poi, è sicuro che uno come Al Bano possa sicuramente garantire più audience di un Bernard-Henri Lévy.  Se serve a rassicurare qualcuno, i protagonisti “vip” del programma non saranno pagati. Ma riceveranno comunque un rimborso spese. Così, giusto per il disturbo.

Di Martina Bernardini

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