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Il caso. Il Vaticano allontana prete pedofilo prima della giustizia ordinaria

Pubblicato il 16 agosto 2013 da Fernando Massimo Adonia
Categorie : Cronache

pedofiliaLa giustizia vaticana arriva prima di quella italiana. Secondo la Congregazione per la dottrina della Fede don Carlo Chiarenza, sacerdote assai influente della diocesi di Acireale, è reo di abusi sessuali su minori. Il prete in questione, stando al pronunciamento in primo grado emesso dal tribunale della Santa sede, sarebbe un “pedofilo”. Una velocità giudiziaria figlia della cura Ratzinger, ma anche un verdetto pesantissimo arrivato mentre la stessa inchiesta aperta dalla Procura di Catania guidata da Giovanni Salvi, il cui titolare è il Pm Marisa Scavo, è ancora in fase di indagini preliminari.

La notizia della condanna del prete acese è stata resa nota, con una lettera aperta indirizzata ai fedeli, dal vescovo acese Antonino Raspanti, di recente passato all’onore delle cronache nazionali per aver vietato i funerali quei condannati per mafia in assenza di pentimento. Si legge nella missiva: La nostra Chiesa diocesana -scrive Antonino Raspanti- nel rispetto delle persone e con la volontà di far luce sugli abusi denunciati lo scorso anno dal dott. Teodoro Pulvirenti nei confronti di don Carlo Chiarenza, ha iniziato l’iter giudiziario previsto dall’ordinamento canonico”.Secondo le norme vigenti -prosegue il vescovo di Acireale- l’iter è proseguito a un livello superiore, guidato dalla Congregazione per la Dottrina della Fede, pervenendo a un primo grado di giudizio. In questo grado, non definitivo, il sacerdote – comunica con chiarezza Raspanti- è stato ritenuto responsabile degli abusi denunciati”.

Una sentenza verso la quale Don Chiarenza ha ancora sessanta giorni di tempo per presentare ricorso. Intanto per lui scatterà un quadro sanzionatorio che non ammette fraintendimenti: “Dovrà sottoporsi – fa sapere ancora Raspanti- ad alcune restrizioni, in osservanza delle quali dovrà dimorare per alcuni anni fuori dalla Diocesi non assumendo incarichi ecclesiali e non svolgendo il ministero in pubblico”.

Il pronunciamento dell’ex Santo Uffizio arriva dopo che il mensile “S”, in un’inchiesta a firma di Andrea Cottone e Antonio Condorelli, ha raccolto le denunce dell’associazione antipedofilia Caramella Buona, ma anche il racconto drammatico di Teodoro Pulvirenti, scienziato acese che ha denunciato di essere stato vittima di abusi sessuali da parte di Don Carlo Chiarenza. Una vicenda che ha costretto la vittima a sottoporsi per ben dodici anni alle cure dello psicoterapeuta. Una vergogna paralizzante che trovato rimedio quando lo stesso Teodoro ha voluto incontrare, dopo anni, il proprio carnefice con un microfono nascosto addosso. In quell’occasione è stato lo stesso prelato ad ammettere di aver compiuto quegli atti terribili. Una ammissione di colpa, condita con un linguaggio a metà strada tra il rassicurante è il mellifluo, che è bastata, una volta pubblicata, al vescovo Raspanti per rimuoverlo immediatamente dalle sue funzioni e allontanarlo dalla diocesi. Una scelta che ha lo stesso diviso l’opinione pubblica ionica tra colpevolisti e innocentisti, culminata con l’aggressione verbale subita dai giornalisti dell’emittente Rei Tv, durante una manifestazione organizzata sotto la Curia in difesa dello stesso prelato condannato oggi per pedofilia.

 

La vicenda personale di Chiarenza ha poco a che vedere però con le tribolazioni esistenziali da “curato di Campagna”. Noto per i suoi saggi circa i problemi della Chiesa nel contesto moderno e per il suo forte carisma personale, Chiarenza è stato padre spirituale di Rino Nicolosi, ex presidente della Regione e storico esponente della Dc isolana. Chiarenza vanta inoltre ottimi rapporti con il Cardinale Paolo Romeo, vescovo di Palermo e protagonista delle rivelazioni, pubblicate da il Fatto quotidiano, sulla presunta eliminazione fisica dell’allora Papa regnante, Benedetto XVI. Negli ultimi anni don Carlo è stato messo a capo della prestigiosa Basilica di San Sebastiano, sede del museo diocesano, e seconda chiesa in ordine d’importanza ad Acireale dopo il Duomo. Un curriculum, dunque, assolutamente paradossale, che richiama ancora una volta la massima evangelica sull’iniquità e la precarietà delle opere di questo mondo.

Di Fernando Massimo Adonia

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