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Il caso. La fondazione An lancia i “bandi”: segnali di vita e rischi da evitare

Pubblicato il 13 agosto 2013 da Pietro Forestiere
Categorie : Politica

fondazioneL’afa agostana porta con sé spiragli di luce sulla Fondazione “Alleanza Nazionale”, nota finora ai più per le querelle in cui è stata citata piuttosto che per l’attività culturale o politica prevista da statuto. Come rivelato poco tempo fa da Barbadillo (12 luglio), tale attività si era finora limitata alla stampa di un manifesto per commemorare l’indimenticato leader missino Giorgio Almirante, con annessa manifestazione capitolina che ha visto partecipare gli ex colonnelli di AN, ormai su sponde diverse. Nel pezzo si riportava la lettera inviata agli aderenti dal presidente della Fondazione. L’intento dichiarato allora di rimandare a settembre ogni questione organizzativa, per “la necessità di poter disporre di una situazione certa e definitiva”, pareva l’ennesimo schiaffo alla richiesta di trasparenza, giunta anche dalle varie declinazioni del movimento #OccupyAN. Ma gradita sorpresa, da qualche giorno, si assiste a ciò che almeno rappresenta il primo tentativo di pubblicità nel triennio di vita della Fondazione.

Dalle pagine online della fondazione fanno breccia nel disimpegno estivo due riquadri contenenti altrettanti bandi.  Bandi milionari si intende, quasi a presagire la redistribuzione auspicata da certi ex colonnelli aennini di un patrimonio formalmente bloccato. Con il primo bando si delibera lo stanziamento di 1 milione di euro per l’anno in corso per la “realizzazione di progetti ed iniziative volte al perseguimento delle finalità di cui all’articolo 2 dello Statuto”, articolo riportato in apertura di bando. La questione sull’interpretazione delle modalità di perseguimento di finalità e principi della Fondazione è soggetta a una discrezionalità troppo ampia per delimitare il raggio d’azione del bando, come peraltro è da sempre indeterminato il raggio di finanziamento della Fondazione stessa. Enti, fondazioni, associazioni, perfino persone fisiche hanno garanzia di accesso, per cui nessuno potrà temere esclusioni per vizi formali.

Ma è il secondo bando il più succulento, poiché con il titolo “Bando per manifestazioni di interesse all’utilizzo di immobili” potrebbe determinare l’avvio di una corsa all’accaparramento, in locazione o altre modalità, degli immobili di AN. Nota positiva a margine, la pubblicazione sul sito web della Fondazione (www.alleanzanazionale.it) dell’agognata lista delle proprietà immobiliari frutto di generosi lasciti di generazioni di sostenitori e militanti. Se ne contano ufficialmente 58 dislocate su tutta la penisola, e non solo nei capoluoghi. Ovviamente nessuna traccia della famigerata proprietà di Montecarlo, alienata a suo tempo a chi di dovere.

Si tratta prevalentemente di immobili destinati a sede di partito, anche se ormai è arduo individuare quale. Sarà stata la pluralità di sigle che hanno usufruito più o meno consensualmente di tali immobili a suggerire l’imminente redistribuzione sulla base di forme contrattuali e “relativi contenuti economici” da proporre alla Fondazione. Ma chi verrà considerato portatore degli interessi di AN e dei movimenti e delle aggregazioni “che ad essa hanno dato causa o contributo ideale”? Chi si è prodigato o si prodigherà nella costituzione di un soggetto di Destra, con l’operazione AN in testa, oppure chi rimarrà nel PDL-Forza Italia, ultima deliberazione aennina?

Si annuncia una “Commissione di Valutazione di cinque componenti, nominati dal Consiglio di Amministrazione della Fondazione”. Vigili e desti comunque dopo il 30 settembre, termine posto per entrambi i bandi. Un’ombra incombe, la successiva indisponibilità di sedi in cui riunirsi per quei pochi giovani ancora affamati di Destra, nel caso in cui non apparterranno all’area della cordata vincitrice del bando. Perché senza il rilancio dell’idea di un’accademia nazionale è qui che si rischia di giungere, al sovraordinamento del potere economico sulla capacità politica, elemento deteriore del berlusconismo, con lo scontato sacrificio della generazione più libera e onesta.

Di Pietro Forestiere

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