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Calcio. Inghilterra-Scozia a Wembley sfida cruciale per l’indipendentismo Tartan

Pubblicato il 13 agosto 2013 da Michele Chicco
Categorie : Sport/identità/passioni

inghilterra-scozia«Una vittoria contro l’Inghilterra darebbe un forte impulso alla causa indipendentista». Ne è convinto il Professor Robert Colls, docente di storia culturale alla De Montfort University di Leicester. Lui, che sa intrecciare i sentimenti dei popoli con le dinamiche politiche, crede che una vittoria della Scozia sugli acerrimi rivali, il 14 agosto, potrebbe far da volano al referendum sull’indipendenza scozzese del settembre 2014. E la sua non è un’idea buttata lì, ma ha le sue radici nella storia delle due nazioni, unite sotto le insegne del Regno Unito di Gran Bretagna dal 1707.

A Londra, i ventidue in campo si contenderanno il primato calcistico dell’isola (ci scuseranno i gallesi) ma non è solo per questo che Inghilterra-Scozia non sarà mai una partita come le altre. Quella giocata nel 1872, sempre a Londra, è considerata (magia!) la prima partita internazionale di calcio dalla Fifa; oggi la questione trascende dallo sport ed è tutta politica. Con il referendum per l’indipendenza alle porte e una marcia in nome dell’orgoglio Tartan in programma ad Edimburgo il 21 settembre prossimo, questa amichevole ha il sapore vero di una sfida imperdibile.

Il professor Colls ha consigliato ad Alex Salmond, primo ministro scozzese e sponsor numero uno dell’indipendenza caledoniana, di tifare Tartan come non mai contro gli inglesi. «Se la Scozia dovesse battere l’Inghilterra cinque a uno come nel 1928, l’impatto della partita sulla campagna elettorale sarebbe incalcolabile: l’identità nazionale – spiega – nasce da come le comunità percepiscono loro stesse» e una vittoria rotonda potrebbe rappresentare quella spinta che i nazionalisti cercano per superare il fatidico 50% più uno dei consensi il giorno del referendum. Il ragionamento di Colls è semplice: il calcio ha una penetrazione sociale molto importante ed è uno sport che riesce a muovere le passioni più di quanto non facciano alcuni comizi politici. Sulla working class, poi, ha una presa enorme e permette di condividere tutte le pulsioni positive con migliaia di persone che, senza badare a portafogli o credo politico, in quei novanta minuti spingono tutte dalla stessa parte.

Verso Stirling, dove c’è il monumento nazionale dedicato a William Wallace, o verso Paisley, città natale di Archie Gemmill. Nel 1978, in Argentina, la Scozia era l’unica nazionale britannica a partecipare alle fasi finali della Coppa del Mondo. Ally McLoad, il commissario tecnico, era amato dai Tartan e i tifosi speravano – davvero – di poter alzare al cielo il trofeo più ambito. Gli inglesi erano stati battuti un anno prima a Wembley; i gallesi avevano rappresentato solo l’ultimo, piccolo, ostacolo. Ad Edimburgo e a Glasgow tutti credevano che quelle vittorie ottenute sull’isola avrebbero aiutato il referendum per l’Assemblea parlamentare scozzese che si sarebbe dovuto tenere nel marzo del ‘79. I discorsi ricalcavano quelli del prof. Colls e la fine della storia gli dà, forse, ragione.

Per gli scozzesi quel mondiale in America latina finì al primo turno, quasi nel totale anonimato se non fosse per il gol straordinario segnato dal centrocampista-tuttofare Gemmill. Tornati a casa, con i sogni riposti nei loro cassetti, i calciatori scozzesi dovettero fare ammenda e i tifosi persero quello spirito identitario che fino a quel momento aveva dato ossigeno alla campagna per la devolution amministrativa. Il referendum del 1979 non passò e la Scozia rimase, fino alla fine degli anni Novanta, legata a Westminster. Oggi in gioco non c’è un mondiale, ma da quelle parti poco importa quale sia la coppa in palio. Anche un’amichevole può essere una sfida imperdibile e, se la Scozia dovesse vincere contro l’Inghilterra, nessuno rinuncerà all’ultimo giro di whiskey nei migliori pub delle Highlands.

Tutti vorranno sventolare, alta, la bandiera con impressa la croce di Sant’Andrea, ma Alex Salmond spera che, vista la differenza che c’è sulla carta, al popolo scozzese rimangano ben impressi i sentimenti provati durante l’attesa. L’adrenalina. La voglia di sfidare gli inglesi sul proprio terreno. La bramosia di vittoria. Il risultato, per lui, questa volta non conta perché la delusione del 1979, per alcuni, è ancora forte. Allora, magari, il primo ministro confida in una sconfitta, così da poter servire, fredda, la sua vendetta politica il 18 settembre 2014.

Di Michele Chicco

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